domenica, aprile 29, 2007

Padre nostro che sei nei cieli.

“Iniziamo con l’invocazione “Padre”. Nella sua interpretazione del Padre nostro Renhold Schneisr scrive a questo proposito: “Il Padre nostro inizia con una grande consolazione; noi possiamo dire Padre. In questa sola parola è racchiusa l’intera storia della redenzione. Possiamo dire Padre, perché il Figlio era nostro fratello e ci ha rivelato il Padre; perché per opera di Cristo siamo tornati ad essere figli di Dio” (p.10). L’uomo di oggi però non avverte immediatamente la grande consolazione della parola “padre”, poiché l’esperienza del padre è spesso o del tutto assente o offuscata dall’insufficienza dei padri. Così dobbiamo imparare, a partire da Gesù, innanzitutto che cosa “padre” propriamente significhi. Nei discorsi di Gesù il Padre appare come la fonte di ogni bene, come il criterio di misura dell’uomo divenuto retto (“perfetto”): “ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni…” (Mi 5,44s). “L’ amore sino alla fine” (cfr. Gv 13,1), che il Signore ha portato a compimento sulla croce pregando per i suoi nemici, ci mostra la natura del Padre: Egli è questo Amore. Poiché Gesù lo pratica, Egli è totalmente “Figlio” e ci invita a diventare a nostra volta “figli” - a partire da questo criterio.

Prendiamo ancora un altro testo. Il Signore ricorda che i padri non danno una pietra ai loro figli che chiedono un pane e continua: “Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!” (Mt 7,9ss). Luca specifica le “cose buone” che dà il Padre, dicendo: “Quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” (Lc 11,13). Ciò vuol dire: il dono di Dio è Dio stesso. La “cosa buona” che Egli ci dona è Lui stesso. A questo punto diviene sorprendentemente palese che cosa è in gioco quando si prega: non si tratta di questo o di quello, ma di Dio che vuole donarsi a noi – questo è il dono dei doni, la “sola cosa di cui c’è bisogno” (cfr. Lc 10,42). La preghiera è una via per purificare a poco a poco i nostri desideri, correggerli e conoscere pian piano di che cosa abbiamo veramente bisogno: di Dio e del suo Spirito.

Quando il Signore insegna a conoscere la natura di Dio Padre a partire dall’amore per i nemici e a trovare in ciò la propria “perfezione” così da diventare noi stessi “figli”, allora la relazione tra Padre e Figlio è perfettamente manifesta. Allora diventa evidente che nello specchio della figura di Gesù noi conosciamo chi è e come è Dio: attraverso il Figlio troviamo il Padre. “Chi ha visto me ha visto il Padre”, dice Gesù nel Cenacolo a Filippo in risposta alla sua richiesta: “mostraci il Padre” (Gv 14, 8s). “Signore, mostraci il Padre”, ripetiamo in continuazione a Gesù e la risposta, sempre di nuovo, è il Figlio: attraverso di Lui, solo attraverso di Lui impariamo a conoscere il Padre. E così diventa poi evidente il criterio della vera paternità. Il Padre nostro non proietta un’immagine umana nel cielo, ma a partire dal cielo – da Gesù – ci mostra come dovremmo e come possiamo diventare uomini.

Ora, però, dobbiamo guardare ancora meglio, per renderci conto che, secondo il messaggio di Gesù, in Dio l’essere padre presenta per noi due dimensioni. Dio è innanzitutto nostro Padre in quanto è nostro Creatore. Poiché Egli ci ha creato, noi apparteniamo a Lui: l’ essere come tale viene da Lui e perciò è buono, è partecipazione di Dio. Ciò vale per l’uomo in modo tutto particolare. Il salmo 33, 15, secondo la traduzione latina, dice: “Egli che ha plasmato i cuori di tutti (…) fa attenzione a tutte le loro opere”. Il pensiero che Dio ha creato ogni singolo essere umano fa parte dell’immagine biblica dell’uomo. Ogni uomo, individualmente e come tale, è voluto da Dio. Egli conosce ciascuno singolarmente. In questo senso, già in virtù della creazione l’essere umano è in modo speciale “figlio” di Dio, Dio è il suo vero Padre: che l’uomo sia immagine di Dio è un altro modo di esprimere questo pensiero.

Questo ci conduce alla seconda dimensione della paternità di Dio. Cristo è in modo unico “immagine di Dio” (cfr. 2 Cor 4,4; Col 1,15). In base a ciò i Padri della Chiesa dicono che Dio, quando creò l’uomo a “sua immagine”, guardò in anticipo a Cristo e creò l’uomo a immagine del “nuovo Adamo”, dell’Uomo che è il canone dell’umanità. Soprattutto, però, Gesù è “il Figlio” in senso proprio – è della stessa sostanza del Padre. Egli vuole accoglierci tutti nel suo essere uomo e così nel suo essere Figlio, nella piena appartenenza a Dio.

Così la filiazione è divenuta un concetto dinamico: noi non siamo già in modo compiuto figli di Dio, ma dobbiamo diventarlo ed esserlo sempre di più mediante una nostra sempre più profonda comunione con Gesù. Essere Figli diventa l’equivalente di seguire Cristo. La parola che qualifica Dio come Padre diviene così un appello per noi: a vivere come “figlio” e “figlia”. “Tutte le cose mie sono tue”, dice Gesù al Padre nella preghiera sacerdotale (Gv 17,10), e la stessa cosa ha detto il padre al fratello maggiore del figlio prodigo (cfr. Lc 15,31). La parola “Padre” ci invita a vivere sulla base di questa consapevolezza. Così viene superata anche la smania della falsa emancipazione che stava all’inizio della storia del peccato dell’umanità. Adamo, infatti, sulla parola del serpente, vuole essere lui stesso dio e non aver più bisogno di Dio. Diviene evidente che “essere figli” non significa dipendenza, ma quel rimanere nella relazione di amore che sostiene l’esistenza umana, le dà senso e grandezza.

Rimane infine ancora la domanda: Dio non è anche madre? Il paragone dell’amore di Dio con l’amore di una madre esiste: “Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò” (Is 66,13). “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,15). In modo particolarmente toccante appare il mistero dell’amore materno di Dio nella parola ebraica rahamim, che originariamente significa “grembo materno”, ma poi diventa il termine per il com-patire di Dio con l’uomo, per la misericordia di Dio. Nell’Antico Testamento, organi del corpo umano vengono spesso impiegati per indicare atteggiamenti fondamentali dell’uomo o anche sentimenti di Dio, così come “cuore” o “cervello” sono ancor oggi impiegati per esprimere qualche aspetto della nostra esistenza. In questo modo l’Antico Testamento illustra gli atteggiamenti fondamentali dell’esistenza non con termini astratti, ma con il linguaggio di immagini tratte dal corpo. Il grembo materno è l’espressione più concreta dell’intimo intreccio di due esistenze e delle attenzioni verso la creatura debole e dipendente che, in corpo e anima, è totalmente custodita nel grembo della madre. Il linguaggio figurato del corpo ci offre così una comprensione dei sentimenti di Dio per l’uomo più profonda di quanto permetterebbe un qualsiasi linguaggio concettuale.

Se nel linguaggio plasmato a partire dalla corporeità dell’uomo l’amore della madre appare inscritto nell’immagine di Dio, è tuttavia anche vero che Dio non viene mai qualificato né invocato come madre, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. “Madre” nella Bibbia è un’immagine ma non un titolo. Perché? Solo a tastoni possiamo cercare di comprenderlo. Naturalmente Dio non è né uomo né donna, ma appunto Dio, il Creatore dell’uomo e della donna. Le divinità-madri, che circondavano il popolo d’Israele come anche la Chiesa del Nuovo Testamento, mostravano un’immagine del rapporto tra Dio e mondo decisamente antitetica rispetto all’immagine biblica di Dio. Esse includevano sempre e forse inevitabilmente concezioni panteistiche, nelle quali la differenza tra Creatore e creatura scompariva. Partendo da questo presupposto, l’essere delle cose e degli uomini appare necessariamente come un’emanazione del grembo materno dell’Essere che, entrando nella dimensione del tempo, si concretizza nella molteplicità delle realtà esistenti.

Al contrario, l’immagine del padre era ed è adatta a esprimere l’alterità tra Creatore e creatura, la sovranità del suo atto creativo. Solo mediante l’esclusione delle divinità-madri l’Antico testamento poteva portare a maturità la sua immagine di Dio, la pura trascendenza di dio. Ma anche se non possiamo dare delle ragioni assolutamente cogenti, resta per noi normativo il linguaggio della preghiera di tutta la Bibbia, nella quale, come detto or ora, nonostante le grandi metafore dell’amore materno, “madre” non è un titolo di Dio, non è un appellativo con cui rivolgersi a Dio. Noi preghiamo così come Gesù, sullo sfondo della Sacra Scrittura, ci ha insegnato a pregare, non come ci viene i mente o come ci piace. Sol così preghiamo nel modo giusto.

Joseph Ratzinger Benedetto XVI “Gesù di Nazaret” dal Capitolo V : “La preghiera del Signore”

sabato, aprile 21, 2007

giovedì, aprile 19, 2007

7.4.7. memorial day.

missing ruben bianchi. bambini scomparsi.



Questo bel bambino, Ruben, dalla fine del Luglio 2004 è scomparso da Uffikon, Cantone di Lucerna, Svizzera, rapito dalla madre. Da quel momento è incredibilmente tenuto nascosto e nella illegalità, disperatamente cercato dal padre. A causa di questa azione folle e criminale è privato di una vita libera e di qualunque contatto con il padre e con gran parte dei familiari e delle persone che lo amano.

Il "Comitato amici di Ruben" nasce nel gennaio del 2005 di fronte alla incapacità delle Istituzioni di risolvere la vicenda e tutelare il minore. Il nostro principale scopo è quello di sostenere il padre Stefano Bianchi nella difesa dei diritti e della salute di suo figlio, pesantemente calpestati da così tanto tempo ed in un Paese civile come la Svizzera. RUBEN HA DIRITTO AD UNA VITA LIBERA E AD AVERE DUE GENITORI!!

www.troviamoibambini.it

sabato, febbraio 17, 2007

il teorema di mariana. divorziopoli is about to begin.

C’era una volta un Paese lontano ove le donne erano assai poco considerate: facilmente venivano ripudiate e, quando finiva il matrimonio, i figli venivano loro affidati nel 3% dei casi.

Se qualcuna si opponeva in giudizio, il Sultano, un autentico misogino che era anche il Magistrato Supremo, incaricava uno dei suoi Psicologi di Corte di stabilire il miglior assetto affidativo.

Gli Psicologi di Corte, però, non erano affatto stupidi: avevano imparato che il committente non gradiva soluzioni che andassero a favore delle donne. Come potevano correre il rischio di essere delegittimati dal Sultano a causa di suggerimenti originali?

Peraltro avevano anche ben presente che il loro guadagno dipendeva dalla durata delle perizie. E così si erano adattati…le perizie duravano mesi, anche se gli esiti erano scontati, di prassi, e sempre chiedevano al Sultano remunerative proroghe e momenti di verifica a distanza.

Uno di questi Psicologi si chiamava Mariana e, caso strano, era una donna.

Ella aveva comunque guadagnato la stima del Sultano curando uno dei di lui figli (il quale aveva avuto in passato, molto tempo prima, una brutta depressione) e lavorava ormai nel Palazzo da anni seguendo la Famiglia Reale e la servitù. Nel conceder questo il Sultano doveva chiudere (ma lo faceva volentieri) un occhio sulle Leggi che Egli stesso aveva promulgato: queste prevedevano che ci fosse una regolare turnazione dei periti e che nell’elenco venissero inclusi solo professionisti che abitavano vicino al Palazzo (mentre Mariana abitava molto lontano). Ma era tale la Sua riconoscenza …

Era perciò così oberata di lavoro, Mariana, che a fatica riusciva a fare le perizie (tante, veramente tante) per il Tribunale. Finì che, per poter fare tutto, iniziò a fare clandestinamente le perizie all’interno del Palazzo Reale negli orari dedicati all’entourage del Sultano. Era cosa vietatissima ma Mariana era sicura che nessuno sarebbe mai venuto a contestare lei, che era in posizione di assoluto privilegio.

Convocava a Palazzo Reale, nei sonnacchiosi primi pomeriggi, i papà e le mamme, facendoli entrare di nascosto da una porticina laterale vicino alle cucine, e faceva colloqui, poneva loro domande in una remota saletta.

Non è che ci mettesse troppo impegno: tanto sapeva già che il Sultano, che le dava tanti sesterzi, ben difficilmente avrebbe tollerato l’affidamento dei bambini a una donna. Non valeva la pena mettere a repentaglio una posizione di assoluto privilegio, così remunerativa, e incrinare un consolidato rapporto di fiducia, per una richiesta originale di affido a una donna…

Ormai Mariana si era elaborata una strategia chiara, detta appunto il Teorema di Mariana: invitava a Palazzo le coppie coi rispettivi Psicologi di fiducia, che lavoravano anche loro per il Gran Tribunale, e nella relazione per il Sultano non indicava mai le date e il luogo ove svolgeva le sedute. Così nessuno sarebbe mai riuscito a dimostrare le sue illegalità.

Gli Psicologi delle due parti, chissà come mai – o forse lo sappiamo benissimo-, neanche loro scrivevano mai il luogo proibitissimo ove si svolgevano le sedute. Alla fine della perizia, tirata superfluamente avanti nel tempo per mesi (tanto si sapeva benissimo che le donne mai avrebbero potuto avere l’affido dei loro figli), Mariana li ricompensava. Con un bel pugno di sesterzi.

Non suoi, evidentemente! Furbescamente segnalava al Sultano che sì, evidentemente, il padre era il miglior genitore affidatario ma che bisognava essere proprio sicuri e che, quindi, sarebbe stato meglio ritrovarsi tutti assieme (madre, padre, Psicologi di parte) dopo sei mesi per accertare l’evoluzione della situazione. Mariana suggeriva poi che, nel frattempo, i due sciagurati genitori facessero 4 colloqui (non gratis, evidentemente) coi rispettivi Psicologi:

“ Entrambe le parti con l’aiuto dei relativi consulenti tecnici si dovranno impegnare a realizzare un programma di 4 incontri a cadenza mensile di riflessione tematica della durata di 1 ora e ½ ciascuno. Gli argomenti oggetto dei quattro incontri potrebbero essere: A) riflessioni a confronto sull’origine dello stato di crisi nella coppia; B) i rapporti con le famiglie d’origine; C) i bisogni e le caratteristiche del figlio; D) proposte future per una maggiore integrazione degli interventi a favore del minore”.

Questa era proprio la formuletta che Mariana apponeva in fondo alla relazione.

In tal modo tutti avevano il loro tornaconto: Mariana riusciva a creare il suo gruppo di potere, a far mille lavori (e guadagni) nella stessa unità di tempo e a mantenere una posizione di privilegio a Palazzo; gli Psicologi di parte guadagnavano tanti soldi e non correvano il rischio di inimicarsi la potentissima Mariana: prima o poi sarebbero diventati ricchi e potenti come lei; il Sultano era confermato nella sua narcisistica presunzione di non essere mai in torto nell’assegnare un minore al padre. Era uno schema collaudato ed efficacissimo: chi ne faceva le spese erano solo i bambini (affidati secondo criteri di prassi e non di merito) e i loro genitori (dissanguati da spese gravosissime).

Ma un giorno un sassolino incrinò questo meccanismo oliatissimo: capitò infatti che a reclamare il figlio in sede giudiziale venisse una cuoca del Sultano: tale Vittorina. Ella viveva a un giorno di cammino dal Palazzo e vi lavorava da tanti anni: era addetta alla pulizia del pesce per il Sultano.

Vittorina sapeva che, di norma, all’interno del Palazzo non era possibile dedicarsi ad altro che non fosse la cura degli interessi del Sultano. Così, quando Mariana, per eccesso di sicurezza, la convocò, noncurante delle leggi, per la solita perizia psicologica nella stanzetta a due passi da dove di solito Vittorina puliva il pesce, ella si insospettì. Ma poi pensò che Mariana doveva avere avuto sicuramente una deroga dal Sultano. Quella perizia durò più del dovuto e dovette richiedere anche delle visite per ispezionare le case dei due coniugi.

Alla fine della perizia Mariana richiese ed ottenne dal Sultano una proroga di altri tre mesi. In totale la perizia durò sei mesi e comprese anche dei colloqui con persone terze che ben dovevano conoscere la storia coniugale di Vittorina e di suo marito Emanuele. Vittorina indicò due modesti ristoratori del suo paese. Alla fine, ovviamente,Mariana propose di confermare l’affidamento a Emanuele e scrisse la formuletta di rito con cui procacciava a sé e ai periti di parte nuovo lavoro. Certo, Emanuele non era un buon padre: violento, manesco,aveva di fatto quasi sequestrato il figlio tanto che Vittorina era riuscita a vederlo solo una volta negli ultimi mesi. Con un retroscena del genere non fu facile per la diabolica, mefistofelica Mariana arrivare alla fatidica conclusione: “col padre anche questa volta” ma, camuffando un po’ la realtà e modificando le deposizioni rese dai testi, vi riuscì egualmente. Anzi, disse che la povera Vittorina era un po’ litigiosa, conflittuale.. Vittorina diede al suo Perito, Stefano, un foglio con delle controdeduzioni ma questi, pienamente colluso con Mariana, consegnò un papiro in cui si affermava che Vittorina rinunciava ben volentieri al figlio.

Quando lo seppe, la povera Vittorina si infuriò ma fu dissuasa dal far qualunque cosa proprio da Stefano: “Non ribellarti, Vittorina! Mariana è potentissima, è amica del Sultano e se tu dovessi attaccarla Lei ti distruggerà. Da me non avrai nessun aiuto. E ora, per favore, dammi i sesterzi che mi spettano.”.

Fu così che Vittorina, dopo mesi ancora inconsolabile, andò a confidarsi col Gran Visir, che era anche il Responsabile del buon funzionamento del Palazzo. Parlando riemerse il fatto che Mariana aveva condotto la perizia all’interno di spazi e orari destinati alla cura del Sultano e, dopo una breve verifica, anche che le due visite a domicilio, a un giorno di distanza dalla città reale, in realtà erano state condotte in orari in cui Mariana risultava essere presente a Palazzo.

Allora Mariana andò dal Ciambellano Zelig ad esporre il caso ma questi si rifiutò di dare corso alla denuncia: Mariana aveva amici potentissimi! Allora Vittorina ne parlò col Capo delle guardie a cavallo e questi col Sultano. Si verificarono le prove e si ascoltarono i testimoni. Vittorina riebbe il figlio ,mentre i tre Psicologi e il Ciambellano furono interdetti dal lavorare a Palazzo. Anzi, Mariana dovette stare per un po’ in prigione.

Allora il Sultano capì che se un sistema è troppo rigido e scontato, poi le persone che devono collaborare al suo buon funzionamento, tendono ad adattarvisi passivamente, indipendentemente dai dati di fatto e persino in dispregio della Legge: ecco perché i suoi pittori di corte, che ben sapevano che Egli prediligeva il verde, gli facevano sempre ritratti ove il verde era predominante!!

Da allora il Sultano operò e giudicò in modo più obiettivo, senza preconcetti né discriminazioni e tutti ne ebbero beneficio.

Questa è una storia esotica ma.. come dice il Saggio, nell’altrui occhio non dobbiamo guardare il pelo se non vediamo il trave che c’è nel nostro.

OVVIAMENTE OGNI IPOTETICO, EVENTUALE RIFERIMENTO A FATTI E PERSONE REALI E’ PURAMENTE CASUALE.

venerdì, febbraio 16, 2007

NOW Leader Tells Women to Divorce for Valentine's Day






the incredible ad above, has been appearing on the front page of the Detroit News' website this week. It urges men to buy the women in their lives sufficient Valentine's Day gifts or they'll get a punch in the face (note the man's black eye). The caption is "Don't let this be her response."

NOW Leader Tells Women to Divorce Their Husbands for Valentine's Day.
'Take Their Money, Hit Them Where It Hurt$'

Feminist family law attorney Sherri Donovan, National Counsel for the National Organization for Women, is urging women to greet their husbands this Valentine's Day with the words, "Happy Valentine's Day -- Let's Get Divorced!!"


In a recent press release, Donovan, of the New York City family law firm Sherri Donovan & Associates, P.C., enthuses that "Valentine's Day is the most popular time of year to seek a divorce attorney." Author of the new book Hit Him Where It Hurt$: The Take-No-Prisoners Guide to Divorce - Alimony, Custody, Child Support, Donovan says that in divorce women too often "play-nice" and end up "screwed."

Donovan asserts that "the average woman experiences a forty-five percent drop in her standard of living after divorce," even though this statistic--produced by Lenore Weitzman in the mid1980s--has been discredited for over a decade, with Weitzman herself admitting her error.

According to Donovan's website, Donovan can be reached by phone at (917) 723-1163 or at (212) 431-9076, by email at donovassoc@aol.com, or by fax at (212) 431-9596. Her press agent, Beth Gissinger, can be reached at (508) 427-6757.

To discuss this issue click here.

lunedì, gennaio 01, 2007

Nicola De Martino tenta di darsi fuoco


mercoledì, agosto 16, 2006

movimento per la pari genitorialita'. azione mondiale.

Quando Batman ha scalato il palazzo della regina in Inghilterra, per la prima volta nel mondo intero si e' iniziato a parlare del problema dei figli a cui viene impedito di vivere con il proprio padre naturale senza altro motivo che l'assenza di norme che tutelino un diritto fondamentale della persona. Da allora il movimento internazionale per i diritti dei figli alla pari genitorialita' ha continuato a sviluppare azioni non-violente per affermare nel mondo intero che i figli hanno diritti inalienabili - che nessuno stato ha il potere di calpestare.

Nel mese di Agosto 2006 la protesta radicale non-violenta sta raggiungendo apici non immaginabili in precedenza. Come la protesta di Ghandi ha determinato la costituzione dello stato Indiano, baluardo di democrazia nel terzo mondo, fa ora il giro del mondo l'azione determinata e pacifica di
John Murtari - un italoamericano a cui genitori Calabresi hanno trasmesso tenacia e valori spirituali necessari per difendere i diritti civili nella terra che ha dato origine alla moderna democrazia con la prima costituzione fatta dal "popolo". Ricordando i valori costituenti degli Stati Uniti d'America, John Murtari richiama il mondo intero alla difesa dei diritti fondamentali della persona, lesi sistematicamente dalle ingiustizie a cui e' soggetto il legame genitoriale nel mondo moderno.

Declaration of Independence: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty, and the pursuit of Happiness."

La societa' deve garantire in sostanza a ogni figlio di vivere in modo equilibrato con entrambi i genitori, essendo la difesa della relazione con i propri genitori un supremo diritto della persona alla Vita alla Liberta' e alla Gratificazione.
"The Family Rights Act"


Americans have always held to the tradition that "Liberty" and "Life" rights deserve our greatest protections. In response to recent government activism over the past 40 years, we must now clearly recognize our right to associate with our children, to be secure in our homes. What greater and purer "Happiness" can there be in life than the relation between parent and child.

John Murtari ex-pilota dell'areonautica USAF poi ingegnere del sofware era stato licenziato su due piedi per aver segnalato illeciti commessi dall'azienda in cui lavorava. Dopo la separazione ha continuato a dedicarsi a suo figlio, nonostante la distanza e le ingiuste condizioni determinate dal giudice. Il figlio di John era stato costretto a trasferirisi dalla parte opposta degli Stati Uniti senza riconoscere gli oneri che suo padre avrebbe dovuto sostenere per mantenere una relazione equilibrata, nonostante un genitore che impediva ogni contatto telefonico senza motivo concreto. In aggiunta, il giudice ha ulteriormente gravato John obbligandolo a pagare per mantenimento una cifra calcolata sul doppio del suo salario reale, nonostante l'altro genitore non ne avesse necessita' alcuna, essendo ampiamente autonomo sul piano economico nel provvedere alle proprie responsabilita' genitoriali.
Di fatto John non aveva alternative: o vedere suo figlio o pagare.
Svilito dai commenti - chi gli diceva "John, non farne un dramma, paga e vedrai tuo figlio quando avra' 18 anni come tutti" nonostante fosse evidente l'ingiustizia ardua da raddrizzare anche per il miglior avvocato - John prese la decisione di lottare per i diritti civili, per cambiare il sistema non solo per suo figlio, ma per garantire a tutti i figli - indipendentemente dallo Stato in cui sono nati - il diritto a vivere con il proprio genitore direttamente riconosciuto e difeso dalla amministrazione Federale degli Stati Uniti. Vogliamo che questo diritto venga recepito anche dalla Commissione Europea e dal parlamento degli Stati sovrani appartenenti all' ONU e al G12.

Dopo aver fondato il movimento "A Kids Right" e aver continuato a difendere e manifestare le idee costituenti del movimento internazionale per la pari genitorialita' - un diritto civile dei figli - John e' stato oggetto di ordine di custodia e incarcerato mese di agosto. Per l'evidente inconsistenza delle accuse e per la assurda procedura giuridica che lo pone ingiustamente accusato a doversi difendere sostenendo l'onere della prova della propria innocenza - un gravissimo sopruso della liberta' - John genitore scrupoloso ha deciso di portare avanti una protesta radicale, rifiutando di obbedire agli ordini che non rispettano il diritto fondamentale della persona, praticando una resistenza non-violenta di totale passivita' nei contronti della prevalente autorita' pubblica.

John e' stato sollevato di peso e tradotto in carcere dove finalmente ha costretto chi ha la responsabilita' della sua vita a nutrirlo via cannula, essendo la sua azione di protesta fondata sul rifiuto di mangiare e di bere direttamente con una azione volontaria. In sostanza John vuole manifestare il totale e radicale rifiuto del sistema attuale, al quale non puo' e non vuole fornire la benche' minima cooperazione, consideramendolo distorto e contrario ai diritti del minore dalle sue fondamenta.

Nel mondo si sta sviluppando una ola di solidarieta' al pensiero e alla protesta di John Murtari, facendone l'icona mondiale della pari genitorialita'. Da una prima forma di protesta "coreografica" per fare notizia attivando il dialogo, ora la pari genitorialita' sta diventando un movimento ben radicato in tutto il mondo, riunendo tutte le associazioni per i diritti civili in una piu' matura e profonda battaglia per muovere tutte le persone che hanno responsabilita' istituzionali o in grado di comprendere e risolvere le contraddizioni di un sistema che palesemente non funziona, per dare garanzie sostanziali ai minori.

Questo il messaggio dal carcere del 15 agosto 2006 con il quale John invita tutti i sostenitori a mantenere e sviluppare un dialogo pacifico fondato sull'amore per i figli.

Portare tutte le persone di buona volonta' a discutere e riflettere in modo approfondito e documentato sulla attuale ingiustizia e' il modo migliore di contribuire alla crescita mondiale del diritto.

Grazie John per il tuo sacrificio e per la serenita' pervasiva del tuo messaggio di azione. Invito tutti ad aderire all'appello di Teri Stoddard in sostegno di questa manifestazione mondiale.

Teri Stoddard continua a diffondere alla stampa mondiale tutte le informazioni sulla battaglia civile per la pari genitorialita'.

"Please participate in the worldwide Day of Demonstration for Equal Parenting and Vigil for John Murtari. Whether you're one individual or an entire organization, everyone can make a difference."

Purple Ribbon Campaign for Equal Parenting

Come gesto di solidarieta' e' sufficiente fare una foto a un monumento o un albero a cui mettere un fiocco viola, per poi spedirlo a
teri stoddard
mailto: teri *at* akidsright *punto* org

john murtari on internet websites
teri stoddard
http://mensnewsdaily.com/2006/08/03
http://www.akidsright.org/support_jm.htm
http://disenfranchisedfather.blogspot.com/2006/08
http://www.ancpr.org/john_murtari_protest_lands_him_i.htm
http://www.associatedcontent.com/article/52668/john_murtari_receives_feeding_tube.html
http://albanysinsanity.com/?p=346
http://ancpr.com/blog/archives/402
http://groups.google.co.za/group/alt.support.divorce/browse_thread/thread/4b742736a26b5610/890db53e8e47cecf?hl=en
http://www.liamsdad.org/others/mutari/mutari1.shtml
http://www.associatedcontent.com/image/16364/john_murtari_receives_feeding_tube.html

domenica, luglio 16, 2006

avvocato spara sui carabinieri

Sara' il caldo, sara' che l'Italia ha ormai la testa nel pallone, ma certe notizie che passano sui giornali l'estate sono a meta' tra l'esilarante e il tragico, nello stile grottesco di un mondo rovesciato. Questa e' bella: un avvocato denuncia un carabiniere per avere fatto il suo dovere e diffama l'arma a mezzo stampa. Non contento, descrive al giornale una situazione che denota un suo probabile coinvolgimento in un mobbing genitoriale, ovvero l'aver indotto un suo cliente a violare la legge. La sintesi del titolo del giornale, poi, "Carabiniere lo aiuta a rapire il figlio" e' praticamente un procurato allarme. Mah!

Leggiamo la notizia: "Sarebbe potuta essere una delle tante storie di bimbi contesi... ma c'e' un particolare che se provato getterebbe una luce sinistra sull'intera vicenda." E su questo credo che non vi possano essere dubbi, anche se in direzione completamente opposta a quella immaginata dall'inconsapevole redattore de La Stampa.

"Stefano sarebbe stato rapito dal padre con l'aiuto di un carabiniere."

Uhm, un padre che rapisce il figlio? Ma a chi se lui e' il padre??

"Tramite l'avvocato Carmelo Sorace, Patrizia F. e la figlia Manuela L. hanno denunciato alla magistratura un episodio che ha dell'incredibile. Da circa un anno Manuela stava cercando di ottenere la separazione dal marito."

Effettivamente e' incredibile: di solito ci vanno cinque minuti a uscire di casa per non farvi piu' ritorno... diciamo una settimana per preparare i bagagli, forse un sei mesi per fare le carte con l'avvocato.

"La scorsa settimana era finalmente riuscita a depositare in Tribunale il ricorso di separazione. Da mesi inoltre se ne era andata di casa e viveva con il piccolo Stefano a casa della madre."

Ah ecco, volevo ben dire: era separata di fatto da mesi. Tanto l'abbandono del tetto coniugale e' depenalizzato e chi ci pensa piu' ad attendere l'udienza presidenziale che autorizza i coniugi a vivere separati. Ovviamente, come da manuale, anche il figlio era stato suo malgrado portato a vivere nella nuova dimora della madre, con buona pace della necessita' di tutelare il bene del minore, avendo cura che possa rimanere nella casa dove e' sempre vissuto anche quando i genitori si separano e la famiglia si sfascia. Ma sono attenzioni di un mondo di altri tempi.
Del resto la casa di un bambino e' ovunque viva un suo genitore.

"Mercoledi' scorso il padre del bambino si presenta a casa della suocera, accompagnato da un militare dell'arma, che raccoglieva le generalita' della donna e chiedeva di vedere il minore. A quel punto il padre del bambino ha preso Stefano per mano e l'ha fatto salire in macchina."

Ohiboh! E dove l'avra' portato? Povero bimbo, in qualche remota grotta dell'Aspromonte?
Ma va! Ma dove vuoi che lo potesse portare? Lo ha riportato a casa sua. Strano come rapimento vero? Qui l'articolo comincia a perdere il pathos della tragedia per assumere i toni della commedia all'italiana nello stile del miglior Peppino De Filippo, per non nominare invano Toto'.

"Poche ore dopo Manuela si e' precipitata con la madre sotto casa del marito [cioe' a casa della famiglia e del figlio] e ha fatto intervenire una volante del 113. Nonostante l'intervento della Polizia, il padre si e' rifiutato di restituire il figlio alla madre."

Ora vien da chiedersi, per quale motivo il padre si era dovuto recare con un carabiniere a casa della suocera per vedere suo figlio e per riportarlo a casa sua? Visto che da diversi mesi la moglie era tornata a casa da sua madre, viene il sospetto che probabilmente il padre potesse avere qualche difficolta' nel vedere suo figlio, altrimenti lo avrebbe potuto portare a casa sua in ogni momento, senza ausilio della forza pubblica. Viene anche il sospetto che il giornalista non sia molto edotto in diritto di famiglia, essendo obbligo dei coniugi sopratutto quando hanno figli, vivere congiuntamente sotto lo stesso tetto assieme alla prole. Se la madre si era allontanata dal tetto coniugale gia' da mesi, negando al figlio la possibilita' di fare ritorno a casa propria, sarebbe un eccesso di fiducia, per non dire un atto di palese irresponsabilita' quello di lasciare il figlio ancora nelle mani della madre, prima di un pronunciamento del giudice.

Esiste infatti una legge dello stato - che i carabinieri hanno il dovere di far osservare - che recita testualmente:

Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Quindi la madre, non aveva nessun diritto di portare il figlio con se a vivere a casa della suocera prima della disposizione del presidente del tribunale che autorizzi i coniugi a vivere separati. In ogni caso, anche fosse gia' stata autorizzata, avrebbe dovuto consentire al figlio di vivere in modo equilibrato con entrambi i genitori, mentre evidentemente e' stato necessario l'intervento della forza pubblica per consentire al figlio di fare ritorno a casa sua.

In effetti, con la vecchia legge, questa era un'usanza molto praticata dagli avvocati per impedire l'accesso ai figli in modo che, presentando all'udienza presidenziale una situazione di fatto gestita dalla madre, il giudice potesse disporre l'affido esclusivo alla madre plenipotenziaria con minimi orari di visita al padre, cosi' come venivano "concessi" dalla madre.

Era infatti consuetudine che gli avvocati consigliassero di non far vedere troppo i figli al padre, perche' il giudice sarebbe stato piu' incline a dare un affido esclusivo con periodo di visita minimo quanto piu' restia fosse stata la madre a consentire la frequentazione dei figli. La deriva di questo stato di fatto ha creato non pochi problemi di mobbing genitoriale, con figli che venivano praticamente condizionati a fare a meno del padre, per arrivare a odiarlo nei casi piu' gravi.
Diffondendosi nell'opinone pubblica, era frequente consuetudine sentire di madri che se ne andavano di casa con i figli: "ci separiamo e me ne vado, e i figli non li vedi piu' altrimenti che separazione sarebbe?"

Ben sappiamo quanta gente sia morta di dolore per questa situazione che certo non e' quella piu' serena per i figli. Ben sappiamo che queste situazioni - che prevedevano l'affido esclusivo - erano causa di inasprimenti di conflitti, di padri che non riuscivano piu' a vedere i figli e nei casi estremi anche causa di 100 morti ogni anno.

Finalmente questa nuova legge smaschera apertamente il mobbing genitoriale. Infatti, leggendo tra le righe si puo' osservare una sottile incongruenza:

"Da circa un anno Manuela stava provando ad ottenere la separazione [consensuale] dal marito... da mesi se ne era andata di casa e viveva a casa della madre con il piccolo Stefano... vista l'impossibilita' di raggiungere un accordo la settimana scorsa era finalmente riuscita a presentare il ricorso per la separazione [giudiziale]."

Dunque lei se ne era andata via di casa senza accordi e anzi l'avvocato stava ancora "cercando un accordo" ma nel frattempo impediva al figlio di vivere con il padre. Viene da chiedersi chi ha fatto la "sottrazione di minore"? In effetti mercoledi' della scorsa settimana il padre si presenta con un carabiniere che chiede le generalita' e chiede di vedere il minore. Sempre la scorsa settimana il legale deposita una istanza di separazione, dopo mesi che la madre si era di fatto allontanata da casa senza alcuna autorizzazione, trattenendo il minore. Il carabiniere ha rilevato la situazione e reso edotta la madre delle leggi vigenti, secondo le quali lei non aveva autorizzazione a vivere fuori casa e men che meno a trattenere il figlio. Il padre ha preso per mano suo figlio e lo ha riportato a casa. Dove sta la violazione di legge?

Leggiamo qualche definizione: 605 Sequestro di persona

Chiunque priva taluno della libertà personale è punito con la reclusione da sei mesi a otto anni. La pena è della reclusione da uno a dieci anni, se il fatto è commesso:
1) in danno di un ascendente, di un discendente (c.p.540;) o del coniuge;
2) da un pubblico ufficiale (c.p.357), con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni

"Questa e' la versione delle due donne che ieri mattina hanno presentato una querela per sottrazione di minore e abuso d'ufficio tramite l'avvocato Carmelo Sorace."

Sarebbe la prima volta che un reo e il suo avvocato si autodenunciano con un esposto!

mercoledì, luglio 05, 2006

La Pace sia con voi.

bensvegliati! eravate in vacanza eh?
anche mia figlia, partita lunedi'... senza manco avvisare, ovviamente.
tanto il "diritto di visita" e' facoltativo. il padre non e' necessario. ma come fai a dire ste cose?
che se i figli avessero un padre a fianco alla madre sarebbero divisi? sarebbero contenti.
anche solo pochi momenti in cui mia figlia ci ha visti insieme, quella e' la vita.

ma tu ti rendi conto di come possono soffrire in silenzio i bambini?

Bernardini Pace tu che vuoi mettere la croce sopra al papa', vuoi dirmi che se mamma e papa' fossero assieme al mare i figli starebbero male?

come mai quando siamo in mezzo alla gente sembriamo una mamma e un papa' perfetti, molto meglio di tanti, al punto che a scuola ci fanno il tifo per tornare assieme...
almeno cominciare a fare alcune cose con nostra figlia... lasciarla libera di vivere.

si parla, ci si fa qualche cortesia, poi d'improvviso rimanda tutto, nel tempo e all'avvocato. con i bambini ci vuole amore bernardini. amore con i bambini e con le mamme. un avvocato non sa dare amore, non sa neppure il significato della parola. le mamme si appoggiano a un avvocato perche' cosi' risolveranno tutti i problemi.

peggio di wanna marchi. i problemi, se li lasci dove sono non si risolvono e solo mamma e papa' li possono risolvere, non il rimando, non il rinvio. non la violenza di separare il padre.

voi non dovete promettere di agire, non siete fantasie. siete pietre.
goccie che giorno dopo giorno scavano, uccidono, distruggono.
voi non risolvete i problemi ma fate teatro. arte.

risolvere i problemi significa trovare soluzioni.
spaccare tutto in modo violento o rimuovendo, non risolve. incrosta.

certo tu non leggerai questo blog e probabilmente non avrai mai a che fare con noi come clienti, perche' comprendo bene che i tuoi clienti, chi ha i soldi, non ha mai problemi.

paghi, ti accordi. bel business vero?

che problemi hai? telefoni a Gente, annunci la separazione, e hai un servizio che quasi quasi conviene separarsi e poi rimettersi assieme.
alla fine ti pagano per fare la press agent...

chi nega l'amore ai bambini e' gia' morta dentro.

rifletti sulle parole, sulle azioni, che sono coltelli che scendono nella carne dell'anima di bambini. hai mai parlato con una figlia di separati? lo sai che stiamo privando i nostri figli della gioia piu' bella? di ricevere amore da mamma e papa' nella loro infanzia?

pensaci, pensateci, perche' la vostra violenza e' lenta.

lentamente riaffiora, a distanza di anni, seccando la vita.
quanto dolore avete causato, esasperato? per cosa? soldi putridi che stringete in mano, come quelli dello spacciatore, che vende la droga.

la droga delle famiglie. il sogno della liberta'.
l'aridita' e la morte che deriva dal vostro lavoro la vedi nel tempo.

non fare finta di non guardare.
guardati allo specchio negli occhi e vedrai mia figlia.
guardati allo specchio e guarda attentamente, vedrai i bambini che piangono, che chiedono solo la mamma e papa' vicini, amore.

guardati allo specchio. cosa vedi?

venerdì, giugno 23, 2006

La Testimonianza più dura

Questa foto e' il ricordo bellissimo di un padre e di un bambino, suo figlio, che siede sulle spalle del suo papa'. Questi momenti che la vita ci offre quando ci dona un figlio che sappiamo accogliere e crescere come altri hanno fatto con noi, ci rendono padri. Quel bambino stava felice sulle spalle di un padre, che non desiderava altro che fare il padre e donarsi al figlio. Quel padre e' Antonio Faccini, carabiniere e servitore dello Stato, che chissa' quante volte avra' avuto paura di non poter fare ritorno a casa, da suo figlio. Come tutti i Carabinieri, anche Antonio era un uomo e aveva paura. Cosa sia avvenuto perche' lo Stato abbia deciso di tradire la fiducia di Antonio, togliendogli il figlio, impedendogli di fare il padre e' da analizzare nel dettaglio. Noi tutti vogliamo sapere.

Vogliamo sapere perche' quel padre sorridente sia entrato in cura per una depressione. Vogliamo sapere perche' dopo 18 mesi di cura anti-depressiva, Antonio stava ancora male. Vogliamo sapere perche' la madre del bambino che Antonio amava non voleva piu' il padre accanto al figlio, ne impediva le frequentazioni e minacciava il padre di togliergli la patria potesta'. Vogliamo sapere perche' quel giorno una mano che aveva stilato un'istanza per attuare in giudizio quel desiderio, abbia poi messo nel fax mandandola ad Antonio Faccini una comunicazione asciutta che lo informava dell'inizio del procedimento per eliminarlo come padre.

Vogliamo sapere cosa puo' accadere nella mente di uomini e donne quando rifiutano di ascoltare il cuore e dal dono di se incondizionato per un figlio, passano all'odio, al risentimento, alla distruttivita' che di azione in reazione porta a una spirale di morte che fa 100 vittime ogni anno. Noi vogliamo sapere perche' nessuno sa fermare questa morte, questa assurda spirale di violenza. Noi vogliamo sapere per quale motivo la violenza psicologica sia tollerata.

Questa e' la testimonianza di uno dei tanti casi che non trovate mai sui giornali, perche' con la sua richiesta di perdono Antonio Faccini risveglia la coscienza e ci chiama in causa, tutti.

Perche' non abbiamo fatto nulla per prevenire questo e tanti altri drammi, tragedie annunciate?
Per quale motivo si e' perso il sacro rispetto per il padre e per la madre? Per quale motivo nessuno pensa di dare ascolto a chi e' vittima della violenza psicologica, per sostenerla e spezzare la spirale di accuse con cui, attuando una forma genitoriale del mobbing, si aliena un padre? Come avviene il mobbing genitoriale e in che modo si passa da un desiderio malsano di una singola persona alla persecuzione di un mobbing verticale di stato, che distrugge chi non ha risorse per sopravvivere?

Se volete avere risposta, come noi che pretendiamo sia fatta luce e vogliamo sapere, fatevi sentire. Un caso analogo e' stato documentato in un rapporto Eurispes, Il caso Galoppo.

lunedì, maggio 29, 2006

nascita, morte e rinascita. l'esempio del padre leone.

Il riferimento al leone di questo articolo di Luigi Crema su effedieffe, mi ha fatto rendere conto che da sempre il leone e' stato il costante gioco fatto con mia figlia da quando aveva appena un anno, alternandoci assieme nel ruolo di preda e cacciatore, con ruggiti e facce spaventate, talvolta allo specchio per renderci conto delle nostre espressioni insieme. L'immagine del leone e' sempre la piu' amata da mia figlia, assieme al delfino, che abbiamo assieme eletto per il compito di proteggere i bambini in assenza del padre. Le immagini dei leoni, filmati e documentari dei leoni, insieme ad altri animali sono il suo riferimento costante. Il lupo di cappuccetto rosso, la strega di biancaneve e il drago sono il simbolo di ogni paura, affrontata con coraggio per mandare via il lupo con un ruggito o con un pugno sulla testa, o per battere in ritirata scappando piu' veloce del drago. Infine la scoperta del film il re leone ha dato il primo senso della morte e della rinascita del padre nel figlio, che vedeva il padre in se, che lo richiamava a ricordare la sua identita' e quindi a seguire il suo esempio. La menzogna, la manipolazione, lo sconforto, il senso di impotenza e di colpa vengono infine vinti da Simba che fara' rivivere il regno seguendo le orme di suo padre Mufasa, sempre in lui e vicino a lui in cielo.

Mi accorgo ora che "il re leone" e' una favola cristiana discepola del selvatico.

Il padre perduto
Luigi Crema
28/05/2006

La prima causa di abbandono della religione, soprattutto tra i figli maschi, sembra essere l'assenza di una figura paterna che abbia loro dato l'esempio di una fede forte e matura.

Le statistiche dicono che se un padre non frequenta la chiesa, solo un bambino su cinquanta frequenterà la chiesa da adulto, indipendentemente da quanto ci vada la madre.

Se il padre la frequenta regolarmente, da due terzi a tre quarti dei loro figli la frequenteranno regolarmente, indipendentemente da quanto lo fa la madre. (1)

Tale dettaglio, derivato da una statistica condotta sulla popolazione svizzera, è il punto di partenza per scoprire fatto dopo fatto cosa sia successo a tale figura, quella del padre, nel corso degli ultimi secoli e quali ne siano le conseguenze attuali nella crescita di un bambino e nella formazione di un adulto maschio.

Parto da oggi, dai nostri tempi.

Viene sempre tirata in ballo la crisi del maschio, dell'uomo adulto, reso debole dopo la rivoluzione femminile. Decontestualizzato, privato della sua funzione e spesso succube del mondo femminile aggressivo, in realtà trae la sua debolezza da un diverso contesto.

Non è l'uomo in quanto tale che si è improvvisamente indebolito, è l'uomo privo di padre che ha perso i riferimenti essenziali per il suo processo di crescita. E' l'uomo che non trova più un uomo a formarlo che perde significati e formazioni che non troverà più nella vita, lasciandolo senza direzione nel mondo caotico, urbano, consumista (etc…) moderno.

Il problema a cui si ricollega tale evento, ben noto a livello di indagine sociologica, è la disgregazione della famiglia, iniziata alcuni secoli fa proprio con un attacco alla figura maschile.

L'uomo per secoli ha avuto un ruolo ben definito all'interno del nucleo famigliare, in particolare nella figura essenziale del padre.

Scrive Claudio Risè (2): «… la figura paterna porta nella vita dell'uomo una direzione, realizzata attraverso la rinuncia al caos, alla 'dismisura', al male».
Senza il padre, il figlio maschio non viene più iniziato alla vita, non apprende una conoscenza e un modo di rapportarsi alla vita che non recupererà mai più dal contatto con le femmine. (3)
Qual è l'età dell'iniziazione?
Verso gli otto anni.
In questa età il padre ha il ruolo di organizzare e dirigere le energie del bambino.
Dovrebbe in maniera allegorica prendere il figlio sulle sue braccia strappandolo da quelle della madre per elevarlo su una dimensione verticale, verso l'alto, verso il cielo, togliendolo dalla sua orizzontalità che lo lega e lo vincola alla terra.
La croce è una bella rappresentazione dell'unione di queste due dimensioni di sviluppo umane.

Quali sono gli insegnamenti che il padre solo può dare al bambino, qual è il suo ruolo formativo? Quando il bambino inizia una relazione con il padre, scopre di non essere onnipotente, scopre di avere dei limiti, di dover sottostare a delle regole a volte penose, ma assolutamente necessarie. L'accettazione di tali regole, il più delle volte dolorosa, libera però il bambino dall'ansia (4).

Questa ansia rischia di sfociare in una irrequietezza che porta il bambino a manifestare un disagio esterno apparentemente di rabbia, di aggressività, di incontenibilità emotiva, di tensione.

In realtà la sua ricerca inconscia è per una norma, un limite che gli venga posto e che lo riappacifichi internamente.

Definirei tale norma «la direzione paterna», un insegnamento fra i più grandi che viene trasmesso da uomo a uomo.

C'è qualcosa per cui il bambino subisce l'influenza dell'insegnamento del padre.

Come già accennato in apertura, il padre determina la relazione del bambino con il sacro, con Dio. Il padre naturale inoltre, quale rappresentazione del Padre Divino, oltre che assicurare al figlio la sua provenienza, la sua origine sicura, offre al figlio la libertà.

Questa libertà è la sensazione di respirare un'aria libera, priva di mura, di vivere in uno spazio aperto, in cui iniziare a sperimentare e a provare attraverso i giochi quelle che diventeranno le doti e le abilità dell'adulto.

Molto altro e a profondo livello educativo ci sarebbe da aggiungere sul ruolo formativo del padre, che non possiamo trattare in maniera completa e profonda in questo articolo.

C'è stato un momento nella storia, dopo una stabilità durata millenni, in cui l'uomo ha perso il suo ruolo di padre, in cui ha subìto il primo attacco mortale da cui in seguito non si è più ripreso.

Tale momento è la riforma protestante e il Luteranesimo.
Lutero è stato il primo distruttore della famiglia in quanto unità terrena e materiale riflesso di un'unione spirituale divina. La famiglia cristiana non trovava più una sua dimensione unica sulla terra, ma veniva smembrata fra competenze religiose da un lato e competenze civili dall'altro.

Il matrimonio smetteva di essere un'unione religiosa, ma iniziava ad essere un'istituzione civile. Inoltre molti aspetti formativi del maschio (tra cui anche l'esclusività del sacerdozio) furono passati anche alla donna, con una perdita di significati che l'umanità ha cancellato dalla memoria e di cui non è più consapevole.

E' stata improvvisamente cancellata dalla storia la figura di Giuseppe, silenzioso educatore e formatore del bambin Gesù. Figura di equilibrio essenziale, di gesti significativi; il riscatto del figlio al tempio con l'offerta delle colombe, l'insegnamento dell'abilità manuale, il vivere internamente la dimensione della sofferenza, nell'accettazione umile della vita e nella trasposizione verso l'esterno di un equilibrio umano simbolo di forza e temperanza.
Tutto perduto e dimenticato!

Il resto l'hanno fatto la Rivoluzione Francese, la Seconda Guerra Mondiale e la nascita del femminismo nella seconda metà del secolo scorso.

Tutti passi organizzati, tutti passi voluti e determinanti nel loro insieme per la scomparsa del padre.

La multinazionale dei divorzi dei giorni nostri, come viene definita, ha e sta operando una vera e propria distruzione e frammentazione della società, attaccando in ogni modo la figura del padre, umiliandolo, infliggendogli ferite da cui difficilmente riesce a risollevarsi.

Del resto, nella sua emarginazione l'uomo maschio perde sempre di più il suo midollo, si scopre timoroso nei confronti del sacrificio e del dolore, desideroso di una giacca e cravatta e di un ufficio pulito e ordinato in cui passare la maggior parte del suo tempo!

Dov'è finito il maschio che da un lato annusa la preda nella sua figura di cacciatore sentendone la vicina presenza e dall'altro si ferma estasiato davanti ai colori di un tramonto, sentendo dentro di sé che qualcosa di più grande di lui lo sta circondando?

Dov'è colui che nell'uscire da casa, dal proprio nucleo famigliare, era consapevole dell'importanza del suo sacrificio per la sopravvivenza della famiglia, abile nel trovare la direzione, sia fisica che spirituale per sé, la moglie e i figli, addestrato per millenni a questo ruolo, direi intrinseco nella propria natura?

No, siamo degli animali in cattività!

L'uomo è morto come uomo nel momento in cui suo padre non è più stato accanto a lui da un certo momento della sua vita in poi.
Ma vi sentite come parlate?

Effeminati, gay nella carne anche senza esserlo nella mente e negli ormoni!
E i vostri figli? Li avete mai guardati quando tornate dall'ufficio o dal lavoro?
C'è un bagliore impercettibile nei loro occhi appena entrate in casa, un qualcosa nel profondo dei loro occhi e della loro percezione che cerca qualcosa.

Dura un istante, poi rimangono solo i sorrisi, gli scherzi, i giochi o i capricci , gli isterismi, i pianti. Qualcosa, dopo il primo istante, si è spento, si è chiuso.
Quello che nel loro profondo percettivo cercavano perché ne avevano vitale bisogno, in realtà non l'hanno trovato: un padre, un maschio, un istruttore di vita! (5)

Luigi Crema

Note
1) W. Haug e P. Warner, «The demographic characteristic of the linguistic and religious groups in Switzerland», Neuchatel, in volume 2, Population studies, numero 31 e W. Haug e P. Warner, «The demographic characteristics of national minorities in certain European States», Council
of Europe, Directorate General III, Social Cohesion, Strasbourg, 2000.
2) Claudio Risè, «Il padre assente inaccettabile», San Paolo.
3) Si consideri che la percentuale degli insegnanti donna nella scuola elementare, nell'età in cui i bambini dovrebbe partire con l'iniziazione maschile, in Italia è del 94,6 %.
4) Confronta Claudio Risè, «ibidem», pagina 25.
5) Qualche tempo fa ho fatto un incrocio di numeri, casuale diranno i più, ma che mi ha fatto molto riflettere. Leggevo che un leone, allo stato naturale, vive circa 12-14 anni (il maschio) e può arrivare a 24 anni in cattività. Ho avuto un breve lampo: «tutti noi siamo in cattività», la nostra vita si allunga, viviamo più a lungo mediamente, come i leoni in cattività.


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mercoledì, novembre 09, 2005

il padre e' morto. l'affido esclusivo e' un crimine.

Dal 24 Ottobre 2005 Aldo Forte e' rimasto per 3 giorni consecutivi crocifisso all'ingresso del Tribunale di Rimini, rappresentando la morte del padre. Morte decretata con l'affido esclusivo, che fornisce i mezzi per escludere il padre dalla famiglia e dalla vita dei figli. Questa prassi inumana consente a un giudice di scegliere un genitore, per consuetudine la madre, a cui affidare in esclusiva l'autorita' sui figli, determinando una discriminazione, e consente la prevaricazione nei confronti del padre, cacciato di casa e allontanato dalla vita dei figli. Con gravi sofferenze e conseguenze. Calpestando l'irrinuciabile diritto alla vita e alla proprieta' privata. La cultura dell'affido esclusivo ha creato un automatismo nelle separazioni, diffondendo nella societa' l'idea che la risoluzione del conflitto coniugale si ottenga con semplicita' cacciando il padre dalla famiglia. Di fatto il padre ha cosi' perso ogni diritto e autorevolezza all'interno della famiglia e nell'esercizio delle sue responsabilita' genitoriali. In pratica si pretende che il padre abbia la sola funzione di assicurare i mezzi economici di sostentamento della famiglia. E se non serve, che vada a vivere da un'altra parte. I figli, se hanno un buon rapporto con il padre, oltre a subire la svalorizzazione del proprio padre, ne soffrono immensamente la perdita, perche' non possono piu' riceverne l'esempio e il calore nell'ambito della vita normale. Solo nel10% dei casi un figlio viene affidato congiuntamente ad entrambi i genitori, comunque residente presso la madre e quindi senza garanzie che i figli frequentino pariteticamente entrambi i genitori, come sarebbe naturale.
Le separazioni sono ormai diventate una normale evoluzione della famiglia, con un andamento che ha recentemente subito una ulteriore accelerazione. Nel 2003 in Piemonte, Liguria e Valle D'Aosta, le famiglie che si sono separate sono state pari alle famiglie che si sono formate e la media Italiana delle separazioni e' pari al 50% delle nuove unioni. In media il 75% delle separazioni sono decise dalle donne e oltre il 50% delle separazioni avviene entro i 13 anni, con i figli ancora in una fase molto delicata del loro sviluppo psicologico. Il padre ha una funzione molto importante nell'educazione, proprio inserendosi come terzo nel rapporto fusionale che i figli hanno con la madre, per separali da essa e guidarli con l'esempio nel loro processo di identificazione, sviluppo di autonomia e senso di autostima. E' quindi normale che il padre introduca un elemento di conflitto e di confronto con la madre. Il modo in cui i genitori affrontano e gestiscono il conflitto sara' di esempio ai figli. Ovviamente se i litigi e le divergenze sono carichi di astio o violenti, con una frequenza elevata e persistente, i figli avranno una situazione difficile da sopportare. Ma la soluzione dei problemi con la separazione, non insegna ai figli ad affrontare e risolvere il conflitto. La mediazione e il sostegno psicologico consentono invece di insegnare ai genitori una via pacifica e cooperativa, non prevaricante, nella risoluzione del conflitto, facendo leva sul senso del dovere di genitori che si impegnano ad amarsi e rispettarsi assumendosi la responsabilita' che discende dall'essere genitori. Ma la responsabilita' non e' di moda. Con la separazione, i figli impareranno a fuggire o prevaricare per risolvere il conflitto. Inoltre, per i figli la disgregazione del nucleo famigliare e' un grandissimo trauma, che determina insicurezza e lascia sempre uno strascico di dipendenza per il senso di perdita del genitore che viene allontanato, il padre. Questi traumi rimarranno per tutta la vita, aggiungendo difficolta' alla normale difficolta' della vita.

Questo approccio sbrigativo alla risoluzione dei conflitti familiari, con l'espulsione del padre dalla famiglia, rende la separazione un elemento di destabilizzazione della famiglia e sopratutto mette a repentaglio i rapporti tra genitori e figli. Rapporti che durano tutta la vita e che sono fondamentali e prioritari rispetto ai rapporti di coppia ormai instabili e quanto mai indissolubili. Alcuni sociologi e psicologi irresponsabili sostengono con leggerezza la liberta' di separarsi e che i figli stanno bene con la madre, senza aver particolare bisogno del padre. Questo pensiero che si riflette nella prassi giuridica, crea una situazione fortemente sbilanciata, che rende molto arduo attuare percorsi di sostegno psicologico e mediazione. Anzi favorisce l'esagerazione della denigrazione del padre per assicurarsi un vantaggio scontato. Una situazione di equilibrio, di pari genitorialita' che mette i rapporti con i figli al riparo di ogni possibile contesa, favorirebbe mediazione e percorsi di sostegno psicologico che potrebbero risolvere i problemi rinsaldando il nucleo familiare in crisi. Il nucleo familiare integro costituisce sempre la migliore organizzazione per crescere figli in modo sano ed anche piu' economico, essendo il nucleo elementare della societa' in cui apprendere la socialita' e la solidarieta'. Va da se che questa situazione di grande instabilita' della famiglia e di assoluta incertezza del ruolo di padre, non fa che rendere incerte le decisioni sul costituire famiglia e mettere al mondo dei figli. Ne consegue un tasso di natalita' tra i piu' bassi al mondo.
Per questi motivi e' essenziale che venga eliminato l'affido esclusivo e che venga garantita per legge la pari genitorialita' a tutela dei figli. Purtroppo l'elevato individualismo e sempre piu' scarso senso di responsabilita' impone che sia la legge a garantire la pari genitorialita' tra madre e padre che un tempo era sentimento radicato nelle persone. Da una societa' patriarcale che si voleva riequilibrare si e' passati di fatto a un matriarcato di stato, con la costante svalutazione del padre. I figli globalmente ringraziano.

martedì, agosto 16, 2005

mai piu' affido esclusivo. mai piu' tibet occupato.

L'esercito cinese ha occupato il tibet nel 1949-1951 estorcendo un trattato di resa - ironicamente chiamato di "liberazione pacifica del Tibet" - con la minaccia della distruzione totale del popolo tibetano. Nel film "Sette anni in Tibet", si ha una prospettiva di quegli eventi come sono stati vissuti in soggettiva. Il Dalai Lama ha sempre cercato di negoziare pacificamente un accordo di autodeterminazione, nel rispetto del popolo del Tibet che non accetta di essere sottomesso a vivere in territorio occupato dalla Cina. Dal 1959 il Dalai Lama per sopravvivere ha dovuto lasciare il Tibet e vive in esilio in India a Dharamsala. Sono stati sterminati 87,000 Tibetani. "Neither the uprising, nor the Dalai Lama's escape was planned. All the facts show that the Dalai Lama did all he could to prevent an open confrontation between Tibetans and the mighty Chinese army. The consequences of the confrontation which occurred were devastating: the Chinese troops massacred thousands of people; tens of thousands were taken to concentration camps or labour camps where most died; Tibetan cultural and religious institutions were destroyed and the population was subjected to terror campaigns and massive "re-education" efforts which the Chinese in China experienced only years later during the Cultural Revolution." Dal 1959 il Dalai Lama cerca aiuto internazionale per liberare il suo paese dall'occupazione cinese. Nel 1989 gli e' stato conferito il Nobel per la pace.

Prevaricazione. Uso della forza. Violenza. Ingiustizia. Il Dalai Lama, capo spirituale del buddismo tibetano e' l'esempio di come l'uomo dovrebbe vivere. Rifiuta la violenza e l'uso della forza e non ha mai risposto all'ingiustizia con la violenza. Violenza chiama violenza nel conflitto. L'ingiustizia e la deprivazione dei bisogni fondamentali generano il terrorismo. Possiamo spezzare questa spirale che avvolge l'umanita' soltanto con la comprensione, la compassione e il rispetto reciproco. La comprensione reciproca dei bisogni emozionali piu' profondi. La accettazione e il rispetto reciproco rendono possibili la soluzione di ogni conflitto. Il Dalai Lama deriva il suo potere e la sua autorita' dal rispetto per la santita' del suo vivere. Autorevolezza. La cina e' violenta e antidemocratica perche la sua autorita' e' fondata sulla paura, sulla prevaricazione, sulla violenza e sull'uso della forza. Dalla Cina non possono vedere questo sito perche' parla del Tibet e chi venisse scoperto a leggere questa pagina verrebbe immediatamente arrestato. Prevaricazione e manipolazione dell'informazione sono ingredienti del potere basato sulla violenza e sulla paura. Sono stati i due pilastri del nazismo. Il Dalai Lama sta collaborando con i massimi esperti al mondo di scienza cognitiva, per insegnare e confrontarsi sulle tecniche di meditazione e intelligenza emotiva, per un mondo migliore. Perche' nel mondo cessino gli abusi e la prevaricazione. La Cina, ovviamente si oppone. Vuole continuare l'occupazione del Tibet basata sulla violenza. L'obiettivo della Cina e' la totale diluizione della cultura Tibetana con il brain-washing. Cinesi in Tibet vivono da ricchi e sono presi come modello dai tibetani, che perdono ogni giorno la loro identita' e cultura millenaria. Che non hanno informazione e non possono vivere secondo gli insegnamenti del loro capo spirituale il Dalai Lama. La liberazione del Tibet e' una sfida all'umanita'. Un segno di liberazione della mente dalla prevaricazione e dalla violenza.
Come l'occupazione del Tibet, anche l'affido esclusivo e' una prevaricazione. Pochi sanno e si rendono conto della gravita' di questa situazione, perche' l'informazione viene manipolata da chi ha interesse a continuare questa violenza. L'affido esclusivo consente l'occupazione dei figli con la violenza dello stato. Nel sito my-lan.it si ha una prospettiva di quegli eventi come sono stati vissuti in soggettiva. Quando un padre viene allontanato da suo figlio con la violenza, lo stato priva il figlio e il padre di fondamentali bisogni affettivi, che sono la piu' grave forma di abuso. Uno stato democratico non puo' violare i diritti fondamentali della persona, perche' questo e' un attentato alla vita e alla liberta' - elementi irrinunciabili dell'individuo, che giustificano la la revoca della delega allo stato. Sono azioni che minano le basi democratiche dello stato, mettendolo a rischio di una guerra civile. Uno stato che pratica l'affido esclusivo, consente la prevaricazione e l'abuso sui delicati rapporti affettivi tra padre e figlio, diventa uno stato abusante e quindi deve essere combattuto con l'informazione, la forza della ragione e della non-violenza. Come il Dalai Lama. Che nei tribunali si continui ad attuare l'abuso senza necessaria e giustificata motivazione e' violenza e prevaricazione, come la violenza dello stato cinese. La necessita' di escludere il padre perche' i genitori non trovano accordo e' una gravissima forma di manipolazione dell'informazione, tipica dei regimi antidemocratici. I padri sono allontanati comunque, con ogni scusa, anche se il dialogo e' gestito come farebbe il Dalai Lama, a cui mi ispiro come tutti i papa' separati che stanno denunciando questi abusi. Come l'occupazione cinese del Tibet, lo scopo dell'affido esclusivo e' quello di impedire al figlio di apprendere e vivere secondo la cultura del padre e del suo ramo familiare. Riducendo a una finestra di minimo contatto il tempo tra padre e figli, impedendo ai padri di entrare con autorevolezza nelle decisioni che riguardano il vivere del figlio e la soddisfazione dei suoi bisogni affettivi e materiali, si realizza un mobbing genitoriale praticato dallo stato. In ogni caso, lo stato non deve mai consentire la prevaricazione. Lo stato deve preservare la triade genitori-figlio. La presenza e partecipazione attiva alla vita dei figli di entrambi i genitori se validi entrambi e' un sacrosanto diritto del bambino. Non si deve mai consentire a un genitore di prevaricare sull'altro escludendolo dalla vita dei figli. Cosi' facendo si nega ai figli il bisogno fondamentale di vedere riconosciute le proprie emozioni. Grave sopratutto se il bambino e' in tenera eta'. Perche' e' proprio nei primi tre anni di vita che si forma il carattere di una persona.

Mia figlia piange perche' le manca suo papa'. Questi giorni continuo a fare su e giu' tra Torino e la montagna per vederla poche ore tre volte alla settimana, invece di trascorrere qualche giorno di vacanza con lei da sola o con la mamma. Non posso darle quello che mi chiede. Non posso neppure spiegarle perche', ma posso soltanto insegnarle ad avere pazienza e sopportazione compensando la sua sofferenza educandola e insegnandole a gestire la sua mente e le sue emozioni. Tutto si sopporta, ma non l'ingiustizia. Avrei modo di poter dedicare piu' tempo a mia figlia, ma non lo posso fare perche' mi viene impedito dallo stato. Questa e' la quarta estate che non posso trascorrere in serenita' con mia figlia, almeno qualche giorno di seguito insieme, al mare o in montagna o anche a casa. Perche' i magistrati continuano a negare a mia figlia il soddisfacimento delle sue necessita' di emozioni fondamentali, di vivere un po con il suo papa'? Dopo tre anni e mezzo da quando mia moglie e' andata via per impedirmi di vivere con mia figlia. Dopo mie innumerevoli lettere e aperture al dialogo. A un anno da una approfondita analisi psicologica e psichiatrica ancora nulla? Perche'? Perche' mia figlia vive con la mamma a casa della nonna e con la zia? Perche' non consentire che mia figlia viva nella casa dove vivevo fino a un anno fa, ora vuota per impedire a me di viverci? Perche' non consentire a mia figlia di dormire e vivere anche a casa dei nonni paterni? Lo stato non puo' e non deve consentire la prevaricazione. Mia figlia, come tutti i figli della separazione, non puo' e non deve vedere sempre negate le sue richieste. Vivere insieme e assorbire con l'esempio l'essenza del modello genitoriale richiede tempo e situazioni di normalita'. Se si nega questo tempo si nega la vita, si nega un ramo genitoriale che costituisce una enorme ricchezza per un bambino, insostituibile. Si limita in modo arbitrario l'essenza di un bambino. Uno stato prevaricante, che va contro la vita e la famiglia naturale, non e' uno stato democratico. Perche' mai si prevarica senza motivo? Perche' privare della liberta' due persone, un genitore e un bambino, senza motivo, senza che questi abbiano commesso alcun reato? Se l'altro genitore rifiuta di parlare, rifiuta il dialogo, anche il Dalai Lama non riesce a liberare il Tibet. Se e' un suo diritto rifiutarmi, andarsene, non e' suo diritto impedirmi di vivere con mia figlia. Soccombere e accettare questa situazione non e' corretto, perche' si deve garantire ad ogni bambino la presenza paritetica di entrambi i genitori. Fate in fretta l'affido condiviso e attuatelo in modo serio. Basta pregiudizi anti-papa'. Eliminate l'affido esclusivo, arma di prevaricazione e mobbing familiare. L'affido esclusivo e' fonte di abusi emotivi sui minori, che provocano gravi disturbi della personalita' e nel comportamento dei bambini. Ascoltiamo i bambini invece di dar loro il Ritalin.

"Il concetto del mantenimento di una relazione a tre, a livello mentale oltre che concreto, è cruciale per la tutela del benessere emotivo del figlio: ci si separa come coniugi ma si resta genitori per sempre. La comunicazione a tre padre-madre-figlio controlla la turbinosa emotività dell’immaginario e consente anche di accettare le norme sociali che l’inconscio, intollerante ad ogni limite, vive come frustrazione. Normalmente invece i figli vengono affidati alla madre, anche se sempre più frequenti sono ormai i casi di affido congiunto. Quando il bambino è ‘obbligato’ a scegliere tra i due genitori spesso soffre più per la perdita dell’altro che per la separazione in se; in ogni caso in cui vi sia l’affido a un solo genitore c’è il rischio che per una serie di motivi l’altro, che di solito è il padre, sparisca dalla vita del bambino."

Aiuta anche tu a combattere la violenza sui minori, diffondi l'informazione. Manda a tutti quelli che conosci il link a http://visionimarziane.blogspot.com perche' siano consapevoli e prendano posizione per liberare il mondo dalla prevaricazione. Perche' la prevaricazione puo' soltanto essere combattuta con l'informazione delle persone libere.

sabato, agosto 13, 2005

quel che fa il babbo. è sempre ben fatto.

Ora voglio raccontarti una storia che ho sentito quando ero piccolo, e da allora ogni volta che ci ho ripensato, mi è sembrata più bella; perché alle storie succede come a molti uomini: guadagnano con l'età, e questo è piacevole!
Tu sei certo stato in campagna, e hai certamente visto una vecchia casa di contadini col tetto di paglia; muschio e erba ci crescono da soli e un nido di cicogne si trova proprio in cima della cicogna non si può fare a meno. Le pareti sono pencolanti, le finestre basse, anzi ce n'è una sola che si può aprire; il forno per cuocere il pane spunta in fuori come una pancia rotonda, e il cespuglio di sambuco si piega sopra la siepe verso una piccola pozza d'acqua con un'anatra e gli anatroccoli, proprio sotto il salice nodoso. Già, e poi c'è il cane alla catena, che abbaia a tutti.
Proprio una casa simile si trovava in campagna, e lì viveva una coppia, un contadino con la moglie. Con quel poco che possedevano avrebbero potuto ben fare a meno di un cavallo che pascolava proprio vicino al fosso della strada maestra. Il contadino lo cavalcava per andare in città, i vicini lo prendevano in prestito e poi lo ricambiavano con qualcos'altro, ma per loro sarebbe certo stato meglio vendere quel cavallo o scambiarlo con qualche altra cosa che si sarebbe rivelata più utile. Ma che cosa?
«Questo lo capisci meglio tu, babbo!» disse la moglie. «Adesso c'è il mercato in città, vai là col cavallo e vendilo in cambio di soldi o di qualcos'altro di buono. Quello che fai tu va sempre bene. Vai al mercato!»
E così gli avvolse il fazzoletto intorno al collo, perché quello lo sapeva fare meglio di lui, anzi gli fece un nodo doppio, che era più elegante, poi gli pulì il cappello con il palmo della mano e lo baciò sulla bocca. Quindi lui partì sul cavallo che doveva vendere o scambiare; era un uomo: di lui ci si poteva fidare.
Il sole bruciava e non c'era nessuna nuvola. La strada era piena di polvere; c'erano moltissime persone che andavano al mercato in carrozzella, a cavallo o addirittura a piedi. Faceva un caldo eccezionale e non c'era neppure un po' d'ombra sulla strada.
Passò uno con una mucca, proprio graziosa come può essere una mucca.
“Questa dà sicuramente dell'ottimo latte!” pensò il contadino, poteva essere un ottimo affare averla. «Ehi, tu con la mucca!» disse «noi due dobbiamo parlare. Vedi questo cavallo? credo che costi più di una mucca, ma per me è lo stesso. A me torna più utile la mucca. Li scambiamo?»
«Certo!» disse l'uomo con la mucca, e così li scambiarono.
Ormai era fatta e il contadino poteva benissimo tornarsene a casa: aveva ottenuto quello che voleva; ma avendo pensato di andare al mercato, volle andarci ugualmente, giusto per vederlo. Così s'incamminò con la mucca. Camminava spedito e la mucca con lui. Raggiunsero un uomo che conduceva una pecora. Era una bella pecora, grassa e con un bel mantello di lana.
“Mi piacerebbe averla!” pensò il contadino. “Non le mancherebbe certo l'erba vicino al fosso e d'inverno potrebbe stare in casa con noi. In fondo sarebbe meglio per noi avere la pecora, che non la mucca.” «La scambiamo?»
«Sì!» Naturalmente l'uomo accettò subito. Così venne fatto il cambio e il contadino proseguì con la pecora lungo la strada maestra.
Vicino a un muretto vide un uomo con una grande oca sotto al braccio.
«È proprio pesante quello che hai lì!» disse il contadino «è bella grassa e piena di penne. Starebbe proprio bene, quando c'è bel tempo, vicino alla nostra pozza d'acqua. Così la mamma potrebbe conservare le bucce per qualcuno! Ha sempre detto: “Se solo avessimo un'oca!”, ora potrebbe averla e l'avrà. Facciamo cambio? Io ti do la pecora in cambio dell'oca e in più ti ringrazio.»
Figurarsi se l'altro non accettò; e così fecero cambio e il contadino ebbe l'oca. Vicino alla città il traffico si fece più intenso, era un vero viavai di persone e di bestie. La strada affiancava un fosso fino al campo di patate del gabelliere dove era legata la sua gallina perché non volasse via per la confusione. Era proprio una bella gallina, con gli occhi ammiccanti. “Coccodè!” diceva. Cosa volesse dire, non lo so, ma il contadino quando la vide pensò: “È la più bella gallina che io abbia mai vista, è molto più bella della chioccia del prete; mi piacerebbe proprio averla! Una gallina trova sempre un chicco, può pensare da sola a se stessa, sarebbe un ottimo affare se la ottenessi al posto dell'oca”. «Facciamo cambio?» chiese. «Facciamolo» disse l'altro «non è una cattiva idea!» e così fecero cambio.
Il gabelliere ricevette l'oca e il contadino la gallina.
Aveva fatto proprio tanti affari andando in città; ora faceva caldo e era stanco, e aveva voglia di un'acquavite e di un pezzo di pane; così, passando vicino a un'osteria, volle entrare, ma il garzone ne stava uscendo con un sacco pieno di qualcosa e i due si scontrarono.
«Che cos'hai lì?» chiese il contadino.
«Mele marce» rispose il garzone. «Un sacco pieno per i maiali.»
«E quante sono! Mi piacerebbe mostrarle alla mamma. L'anno scorso abbiamo ottenuto soltanto una mela dal vecchio albero vicino alla torbiera; l'abbiamo conservata e tenuta sulla dispensa finché non marcì. “Dà un'impressione di benessere!” diceva la mamma; qui potrebbe proprio vederlo il benessere! Già, vorrei mostrargliele.»
«Che cosa offrite in cambio?» chiese il garzone.
«Offrire? Ti do la mia gallina» e così fece, ebbe le mele, entrò nella locanda, si avvicinò al banco, mise vicino alla stufa accesa il sacco delle mele e non ci pensò più. C'erano molti stranieri nella locanda, vari sensali di cavalli e di buoi, e due inglesi così ricchi che avevano le tasche sfondate dalle monete d'oro. Agli inglesi piace scommettere, e ora state a sentire cosa accadde.
Suss, Suss! che rumore proveniva dalla stufa? erano le mele che cominciavano a arrostire.
«Che cos'è?» chiesero, e presto vennero a saperlo con tutta la storia del cavallo cambiato per una mucca, fino a arrivare alle mele marce. «Ah, le beccherai di certo da tua moglie quando tornerai a casa!» dissero gli inglesi. «Te ne darà tante.»
«Mi darà baci, non botte» rispose il contadino. «La mamma dirà: “Quello che fa il babbo è sempre giusto!”.»
«Scommettiamo?» chiesero quelli. «Una montagna di moneted'oro: cento monete fanno un quintale e mezzo!»
«Uno staio pieno!» disse il contadino. «Io posso riempirlo solo con le mele, e con me stesso e la mamma per colmare la misura.»
«D'accordo!» dissero, e così scommisero.
La carrozza dell'oste fu preparata, gli inglesi ci salirono, anche il contadino ci salì insieme alle sue mele marce, e così giunsero alla casa del contadino.
«Buona sera, mamma!»
«Buona sera a te, babbo!»
«Ho fatto il cambio.»
«Ah, bene!» disse la donna, e lo abbracciò dimenticando il sacco e i forestieri.
«Ho cambiato il cavallo per una mucca.»
«Ottimo per il latte!» commentò la donna. «Ora avremo latte, burro e formaggio in tavola: un ottimo cambio!»
«Ma poi la mucca l'ho scambiata con una pecora!»
«E questo è ancora meglio!» disse la donna «tu pensi sempre a tutto; abbiamo erba giusto per una pecora. Avremo così latte di pecora e formaggio pecorino e poi delle belle calze di lana, sì, addirittura delle camicie da notte di lana. E queste la mucca non le dà di certo! Le mucche perdono il pelo. Sei proprio pieno di attenzioni!»
«Ma poi la pecora l'ho cambiata con un'oca!»
«Così avremo finalmente l'oca arrosto per San Martino, babbo mio! Tu pensi sempre a farmi felice: è proprio carino da parte tua! L'oca può stare legata e diventerà ancora più grassa per San Martino!»
«Sì, ma ho cambiato l'oca con una gallina!» continuò l'uomo.
«Una gallina! proprio un buon cambio» commentò la moglie. «Lagallina fa le uova, le cova, così avremo i pulcini, e potremo mettere su un intero pollaio: è quello che ho sempre desiderato!»
«Sì, ma poi ho fatto cambio con un sacco pieno di mele marce!»
«Adesso sì che ti do un bacio!» disse la donna. «Grazie, marito mio! Ora ti racconterò qualcosa. Quando era via, ho pensato di farti una cena: frittata con cipolle. Avevo le uova ma mi mancavano le cipolle, allora andai alla casa del maestro; loro le hanno, lo so bene, ma la moglie è molto avara, poveretta! Le ho chiesto di prestarmele. “Prestarle?” ha detto lei “nel nostro giardino non cresce niente, neppure una mela marcia, neppure questa potrei prestarle!” Adesso potrò prestargliene dieci, un intero sacco! È proprio da ridere, babbo!» e così gli stampò un bacio sulla bocca.
«È proprio bella» commentarono gli inglesi. «Peggio stanno e più sono felici. I nostri soldi sono spesi bene» e così diedero uno staio pieno di monete d'oro al contadino che aveva ricevuto baci e non botte.
C'è sempre da guadagnare quando la moglie riconosce e dichiara che quello che fa il babbo è la cosa migliore.
Vedi, questa è la storia! L'ho sentita quando ero piccolo e ora l'hai sentita anche tu; ora anche tu sai che quello che fa il babbo è sempre giusto.
di Hans Christian Andersen

Che belle le favole. Eppure, la psicologia di questa favola insegna tante cose. Un modo di pensare positivo, non colpevolizzante. Aiuterebbe molti a vivere meglio. Sopratutto nel mondo egoistico e competitivo. In cui la forte paura del futuro e il senso di inadeguatezza rispetto agli "standard" che ci vengono imposti, spesso viene sfogato con la critica, contro un capro espiatorio. Nel conflitto contro tutto e tutti, padri inclusi. Viene a perdersi il conforto e sostegno dell'accoglienza e accettazione dell'altro, tipico del femminile. Si perde di conseguenza fiducia e serenita'. Come evidenziato da Carl Rogers, per costruire una relazione positiva (e terapeutica) e' necessario: essere spontanei, apprezzare incondizionatamente, comprendere empaticamente. In breve, Amare. La doverizzazione e la critica conseguente alla contabilita' analitica dei torti e mancanze, porta inevitabilmente alla distruzione della relazione, come John Gottman ha evidenziato nei suoi libri
What Predicts Divorce (1994) The Seven Principles for Making Marriage Work (1999). Che l'amore sia da preferire a un comportamento autoritario, critico e punitivo viene ribadito da David Goleman nel libro Emotional Intelligence (1995) che porta alla notorieta' mondiale la fondamentale capacita' di gestire le proprie emozioni e di relazionarsi in modo empatico con gli altri. John Gottman nel libro Raising an Emotionally Intelligent Child ribadisce come un autoritarismo freddo orientato alla critica e alla punizione sia assolutamente negativo per educare un figlio. Come in pratica insegna la morale pedagogica della fabula di Andersen.

La mamma. Così il contadino chiama affettuosamente la moglie. Ricambiato a sua volta con il termine babbo. "Vai a scambiare il cavallo." Con che cosa? “Quello che fai tu va sempre bene!” Era un uomo: di lui ci si poteva fidare. E' vero, una volta in campagna pensavano in questo modo. In un’epoca in cui "l'altro" e' spesso svillaneggiato, considerato incapace e indegno di fiducia, queste frasi suonano ormai strane. Nella favola, il babbo, e' reso forte dalla fiducia incondizionata della moglie ed e' altrettanto sicuro di conoscere quel che lei prova e sente.

Una coppia che con la semplicità e la dolcezza si integra e completa alla perfezione. La donna con la sua “praticità” spinge il marito, che le dà retta. L’uomo compie la missione con la piena fiducia della moglie. La mamma, prima di salutarlo, gli annoda il fazzoletto al collo perché lo sapeva fare meglio di lui. Il babbo va al mercato completamente libero dalla paura di sbagliare: sicuro di sé, della fiducia della moglie e, se volete, fiducioso nel futuro in modo incondizionato. Senza la paura, non si può sbagliare e questa certezza non lo abbandonerà mai.

Le scelte del babbo non si basano mai sul calcolo utilitaristico nello scambio, ma su un suo “sentire”, spontaneo, immediato, nella fiaba reso palesemente non oculato, seguendo il suo istinto libidico con fiducia. Il cavallo è ora diventato un sacco di mele marce e l’uomo è comunque soddisfatto di sé. La libertà è sua ed è pienamente realizzato. I due ricchi inglesi ai quali racconta tutta la storia, applicando il calcolo utilitaristico, lo disprezzano. Si spanciano dalle risate e pregustano le botte che prenderà al suo rientro a casa. Ma il babbo è sicuro della propria donna. Quello che ha fatto sarà sempre apprezzato dalla mamma. I due inglesi di fronte a tanta ingenuita' giungono a scommettere un sacco pieno di soldi contro il sacco di mele marce su come andrà a finire.

Lo smacco dei malpensanti. La mamma accoglie festosamente il babbo e accompagna con grida di gioia ed entusiasmo sempre crescenti la descrizione degli scambi del marito. Del sacco di mele marce, la mamma ne darà alla moglie del maestro, una poveretta di avara che non aveva da prestarle neanche una cipolla! Assenza del timore di sbagliare e di essere criticato, fiducia reciproca, libertà dal bisogno, istinto e piacere.
Pensiero e azione sempre e comunque positivo. Mai pensare e fare male. Azione e paziente attesa. Una vita profondamente nella natura del se. La ricetta base per la realizzazione di sé, ovvero autostima e successo. Ringrazio Francesco Gringeri per il testo della favola e le sue note psicologiche.